GIUSEPPE FORTUNATO


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LE PERFORMANCES





Direzione Obbligata


Mille, più mille, più mille, più mille è uguale a mille.
Non continuare a leggere, tanto non capirai e se continui non ridere, non è una nuova Teoria, è sempre stato così!
Sono mille le cose che hai e le cose che vuoi, alla fine avrai sempre mille e nel perdere rimarrà sempre mille.
L’espressione triste di un topo, più tre quarti di coda di un elefante africano che ha dormito scomodo è uguale a mille, così è uguale a mille tutto l’elefante più il topo, più il contabile che non riesce a spiegarsi il perché.
Sai che le tue mille, più le mie mille, più le mille di tutti gli altri, fanno mille?

Tutto è mille e mille è niente e niente è obbligato!

Così ho visto una città fantasma, tra le trasparenti pareti dei palazzi due cuori si tenevano per mano, mentre si allontanavano a passo lento, lasciavano sulla via orme di sangue, la gente si voltava a guardare, qualcuno non vedeva, qualcuno fingeva di piangere, in fondo alla via un’insegna, che diceva: Direzione Obbligata.
Un dipinto assempaforistico, con su attaccate cento banconote da lire mille, portato sulle spalle per tredici chilometri a trecentoventisettemetri,da uno che dice di esserne l’autore e di volerlo vendere all’ultima galleria sommato a tredici Whischy consumati durante la realizzazione dello stesso, si ha un risultato che equivale a mille.


Non pensarci troppo, non ti conviene, è meglio che ti convinci, tanto le cose che hai e le cose che potresti avere, sono e saranno sempre mille.
Vuoi un consiglio?
Ti è stata concessa una vita, questa, è la tua parte, è quella che ti spetta, non lasciare che il tuo pezzo di vita lo coltivino gli altri, è tuo e fai in modo che serva per te.
Non chiedermi che significa, tanto io so quanto te, mille.
In piazza, uno striscione “espone Giuseppe Fortunato”, si accede ad un immenso salone, sono mille i visitatori; (ma ricordati che mille è niente) tutti passano davanti ad enormi dipinti e non li vedono, eppure ci sono e non sono mille!


Allora ho voluto combattere la cecità del pubblico, ho combattuto, si, ho combattuto, ho combattuto davvero!
Ora non combatto più, tanto i cechi saranno sempre mille, come saranno mille gli acculturati.
Adesso fermati, non leggere ancora! Sono certo che stai perdendo tempo, ti conviene stare un po’ a riflettere in attesa che un topo passi di li a suggerirti.

Una notte di un anno che non ricordo, ma importante per me, alle ore una e trentasette minuti primi, mentre con in mani il bisturi, mi accingevo ad iniziare un dipinto, la tela bianca si trasformò in una cosa simile ad un maxi video, ne vidi delle belle e brutte: un gambero rosso elefantcava un elefante, mentre con la mano sinistra faceva le corna, con la mano destra reggeva un grosso manifesto fluorescente con su una scritta:”La vita, triste realtà che finisce col peggio, perciò non andare lontano, fermati, torna indietro e riprendi la tua e portala con te, con un diverso spirito, tanto la fine è sempre la stessa, sempre mille”.

Lo seguivano in tanti; un topo con sulla testa tra le orecchie un’”antenna”, si credeva un extraterrestre; un gatto con grosse pretese, indossava un lungo scialle color grigio topo ed una cravatta tra i denti e non ho ancora capito perché lo chiamavano Birba; Fortunato che raccontava ad un gruppo di orfani con gesti ed una voce stanca, di aver visitato tutte le gallerie della cinquantaseiesima strada a New York e Sorpreso nel vedere formiche dalla testa rossa e zampe verdi, divertirsi sulle orme di Pollock de Kooning, Newman, Noland, Rothko, Franck Stella, Rauschenberg, Johns, Judd, Louis, Olitski, Still, Frankenthaler, Kelly, Tom Wolfe, Robert Smithson, Clas Oldenburg e O’Keeffe; un banchiere, con nel taschino una carta di credito e sulle spalle una cassaforte contenente trecento tele bianche firmate Van Gogh, saranno dipinte all’occorrenza e secondo le stagioni, dopo i girasoli e gli iris ci saranno forse i papaveri; un gruppo di mille religiosi che calpestano ogni cosa guardando fisso oltre le colline, cercando di scoprire la terra promessa; un uomo solo che si sente mille e che sa di essere niente, per questa consapevolezza si è portato dietro il WC; seguono tanti altri mille felici perché sanno che anche dopo saranno mille.

Qui è andata via la luce, il video si è spento, ma un funzionario dell’ente Energia Elettrica mi ha assicurato che se ne occuperà di persona.
Sul video che è ritornato tela, appaiono dei tagli al centro in tre punti e in basso compare una firma, Lucio Fontana, per fortuna non ha dipinto la Sistina, ci pioverebbe dentro acqua e acqua e acqua sui fedeli che sono mille e senza ombrelli.

Tu sei un mille? Si!

Una grossolana faciloneria equivale a qualcosa di sottile e calcolato, tutto equivale a mille e mille equivale a niente e niente è un concetto assempaforistico.
Vuoi dimostrarmi che non sei un mille?
Fermati qua, non andare avanti.
Vedi? Stai andando avanti!
Questo dimostra che anche tu sei un mille e ricordati che mille è niente.
Segui il tuo simile, vai, così sarai servo del prossimo!
Spenderai la tua vita per gli altri, ma sappi, che quando avrai finito di spenderla e ti ritroverai là in un angolo e alla fine di ogni forza, nessuno allora, nessuno ti dirà, tieni prendi la mia e spendila per te!
Ottavo pensiero dell’agosto ottantatre.


So che il mondo un giorno sarà diverso, la gente non esisterà, non vedrà, non giudicherà, non spaventerà, non comanderà, sarà mille, in quel giorno noi ci saremo, noi artisti, anche noi mille, noi renderemo gli altri uguali a mille, gli stessi mille che sono sempre stati i mille che equivalgono a niente.
Il mille comincia sulle impronte degli altri per poi scomparire, l’artista lascia le sue.
Ho passato una notte con Freud,(non chiedermi chi è, non lo conosco), abbiamo mangiato, bevuto e parlato, nient’altro, te l’assicuro!
Sai, mi ha confessato un suo pensiero, che non riesco ancora a mandare giù, benché siano passati novantadue anni da quella notte. Per lui è ovvio che l’artista insegue un solo scopo: la fama, il denaro, e delle bellissime amanti.
Sono sicuro che l’artista può restare tale finchè, ha fame, non ha un soldo e le amanti lo fanno soffrire.
Ma posso esserne convinto?
Tu, oh mille, cosa ne pensi?
Stai zitto non fiatare, io non ascolto mai un mille! Io sono un mille!!!
Un ultima cosa e poi starò zitto anch’io, un mattino in un ora insolita entrai nel mio studio, ed ecco, sul cavalletto (un cavalletto che ho fatto costruire su mio progetto da un fabbro, artista anche lui, che non ricordo di aver pagato) una tela grande, misurava centimetri centocinquanta di base per centocinquantanove di altezza ,(questo secondo il metro che fregai al fabbro artista, che poi doveva essere un metro truccato, poiché privo di bollo), su questa tela vi era una scritta, mentre mi chiedevo chi poteva essere stato, ecco in basso a destra, un topo che stava apportando la firma autografa, ti chiederai se mi sono spaventato! Niente affatto! Sono abituato ai topi!
Su questa tela che misurava, ti ripeto la misura, centimetri centocinquanta per centocinquantanove, era scritto:” I passi sicuri di un uomo, passi scevri d’esistenza, passi verso il sogno, versi il ludo, verso il nulla, verso il piacere, verso il lontano, sono i passi sicuri di un uomo. Dal lontano una luce, rallentano i passi sicuri di un uomo, dal lontano una luce, tremano i passi sicuri di un uomo, dal lontano una luce, non sono più sicuri i passi di un uomo e la luce è sempre più vicina, l’uomo ha paura, non crede, il suo cammino come l’eco di passi lontani e la luce che prima non era è, la luce è finta, la luce non è finta, la luce che non era è, l’uomo non vede, ha paura, trema, non vuol credere e la luce è qui, la luce è forte, la luce vince i passi sicuri di un uomo e la luce non è una luce è una stella venuta da lontano”.
Quel topo è un artista assempaforistico, purtroppo anche lui è un mille e lo sarà sempre, poiché sa che mille è niente.
Hai capito niente? Non pensarci, hai capito mille! Non cercarmi, non potrò spiegarti niente, io sono come te, mille, e mille è niente e niente è un concetto assempaforistico.


.........................................................................................................Giuseppe Fortunato 1988


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